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POLITICA
12 gennaio 2009
il mio intervento (mancato) all'assemblea regionale dei Giovani Democratici Abruzzo

Ho tagliato l'introduzione per ovvi motivi, a braccio avrei approfondito alcune parti..


Lasciatemi auspicare che questa sia la prima di tante boccate d’aria fresca per il Partito Democratico, in Abruzzo, come in Italia. Ne abbiamo davvero bisogno. La sequela di eventi che hanno, senza dubbio, minato la costruzione e la nascita di questo partito, dalla caduta del Governo Prodi alle recenti questioni giudiziarie è stata impressionante. In Abruzzo abbiamo vissuto il tutto in maniera amplificata, e ancora più drammatica. E’ caduto un governo Regionale, per accuse formulate da un corruttore che nel frattempo ha salvato il suo impero, scientemente evitato di pagare stipendi, e nulla paga di tutto quello che è successo. Accuse gravi, ma con molte ombre, sulle quali la magistratura, il cui compito non è in discussione, è bene faccia piena e soprattutto rapida luce. Accuse cui il partito, nella sua interezza, ha risposto in maniera balbettante, incerta ed in alcune situazioni con alcuni dei suoi uomini, anche con atteggiamenti di dubbio gusto, su cui si potrebbe discutere per ore. Poi l'infausto esito elettorale, figlio di un accordo mai nato, figlio di imposizioni e di alleati che accusavano un partito e la sua gente delle peggiori azioni, provocando come unico risultato, ancor prima di una sconfitta, un drastico calo dell'affluenza alle urne a simboleggiare un' evidente disaffezione dei cittadini verso la politica. Abbiamo consegnato l'Abruzzo alla destra, come forse poteva anche starci, ma lo abbiamo fatto senza rivendicare nulla di quello, anche se poco, che era stato fatto, con un candidato presidente senza un minimo progetto innovativo, senza proporre nulla ai cittadini abruzzesi.
Un candidato presidente che ha parlato solo di legalità fine a se stessa, e che non ha fatto una battaglia per vincere. Ha fatto una battaglia solo per battere il PD e rivendicare questa eventuale vittoria in un'ottica nazionale di alleanze. Fortunatamente lo abbiamo in parte evitato. Ma dobbiamo riflettere su questo dato elettorale. Perchè riflette la mancanza di organizzazione al livello nazionale, ed a cascata su tutti i livelli più bassi. La mancanza, o l’incapacità di gestione della forza del partito, che risiede nei militanti, nei dirigenti e negli amministratori. Paradossalmente, ad un’attenta analisi del voto, magari più cruda rispetto agli sfogatoi a cui sono stati ultimamente ridotti gli organismi, è facile analizzare come a tradirci nelle urne non sia stato solo l’elettorato d’opinione, che ha virato su un voto di protesta o sulla non partecipazione, cosa che peraltro poteva essere pienamente prevista. In queste regionali abbiamo visto infatti, una grandissima quantità di voti “in libera uscita”, anche da parte di dirigenti, nelle varie realtà locali, siano esse grandi o piccole a causa probabilmente sia di liste non completamente rappresentative che di una mancata coesione, dell'assenza della creazione di una comunità. Una comunità chiamata a stare sempre dalla stessa parte, e che non può dividersi, ad esempio nei piccoli comuni, in cui dirigenti locali del Partito sono in maggioranza con il centrodestra. Non è più possibile.
Non è utile dire di volere un partito privo di capibastone, senza preoccuparsi delle dirigenze locali, troppo spesso improvvisate e forse non adeguate o abituate alla gestione di un partito tanto grande e di tutti i suoi uomini. Se c'è organizzazione, non ci sono i capibastone, più volte evocati dal nostro segretario. I capibastone nascono dove manca la politica, attecchiscono in mancanza di controllo dell'organizzazione sui livelli locali. A questo spero possa servire il commissariamento, anche in Abruzzo. E su questo, credo che da domani, dovremmo essere disponibili a collaborare col commissario.

A completare il quadro Abruzzese, la situazione venutasi a creare a Pescara. Che però ha visto una reazione pronta del partito locale e dei cittadini, forse anche a causa del più stretto legame che c'è tra una città ed un Sindaco, quale è stato Luciano D'alfonso che ha cambiato il volto di questa città.
Davanti a tutto questo, probabilmente ci sarebbe solo da scoraggiarsi. Ma qui, oggi, dobbiamo mettere in piedi un'organizzazione giovanile pronta da subito ad affrontare qualsiasi ostacolo. Dobbiamo strutturarci in maniera radicale sul territorio, e non solo a parole. Ognuno di noi dovrà sentirsi partecipe di un progetto. E dovrà sapere, quando sarà al lavoro nel suo territorio che, in ogni zona dell’Abruzzo, dalle aree interne alla cosa ci sarà qualcuno che sta lavorando per quello stesso progetto. Dovremo fare innovazioni programmatiche e organizzative, sfidare il partito ad avere più coraggio. Essere pungolo continuo di un governo Regionale che sta nascendo ricco di personalità inadeguate a coprire qualsiasi compito amministrativo. Informare, collaborare con chiunque voglia starci a sentire. Proporre, e magari riuscire ad eleggere, candidati in tutto l'Abruzzo. Candidati che non saranno mai soli, ma appoggiati dall'intera organizzazione. Lavorare nelle università, nelle scuole, mettere a rete le esperienze, le competenze di ognuno di noi. Aprire un dialogo vero, non retorico o demagogico con i ragazzi che hanno preferito o hanno dovuto percorrere immediatamente la strada del lavoro. Senza essere solo sindacato, ma riuscendoci a porre comunque come interlocutori credibili e rappresentativi anche di quelle istanze. Aumentando e ricompensando quell'apertura di credito che ci hanno fatto quei circa 8000 ragazzi abruzzesi che hanno votato alle primarie. Quelle primarie che, nonostante le polemiche, hanno dimostrato una capacità organizzativa che credo nessun movimento o organizzazione giovanile italiana possa avere. Quelle primarie per cui ci siamo autotassati per le schede, per cui non abbiamo avuto un euro per la pubblicità, per cui siamo spesso stati lasciati soli. Quelle primarie passate ancor di più in sordina, e che hanno corso il rischio di diventare merce di scambio per le primarie regionali che si sarebbero tenute 2 giorni dopo. Lo abbiamo fatto lo stesso, perchè crediamo nella politica, crediamo in un tipo di politica che non è quello della demagogia dei Berlusconi e dei Di Pietro, ma una politica seria, che dia risposte, non slogan alle persone. Una politica che si fa tutti i giorni, sul campo, non solo in periodo elettorale. Una politica che si fa per portare a compimento idee e progetti, non per abbattere i partiti alleati. Una politica che non esulta quando qualcuno viene arrestato o va in galera, che ripudia l'uso della magistratura a fini politici. Che rispetta l'avversario ma ne sottolinea fortemente gli errori e le mancanze.

E' questa la politica che vogliamo far vincere ed io sono sicuro che noi Giovani Democratici saremo pienamente in grado di farlo.


8 dicembre 2008
non sono sicuro c'entri la questione morale

Non ne sono sicuro..mi pongo questo interrogativo ormai da un paio di giorni. Non riesco a pensare possa trattarsi di questione morale, e chi lo fa, dentro il Partito nasconde una sua mancanza, o addirittura un suo disegno.
Andando con ordine, forse quando si manda un avviso di garanzia ad un amministratore, sarebbe il caso essere più sicuri di quello che si sta facendo (per carità, credo che i pm si pongano 1 milione di domande prima di una azione di questo tipo)..troppo spesso, anche per la lentezza dei processi l'indagato diventa colpevole il giorno dopo, e nel caso in cui arrivi una assoluzione, la cosa passa nel silenzio più assoluto. Talvolta si assiste alla decapitazione di giunte o amministrazioni; la mia Regione, l'Abruzzo ne è un esempio. Spesso mi sono ritrovato a chiedere in questo periodo, cosa succedesse se Del Turco venisse scagionato dalle accuse e con lui anche gli altri membri della giunta..Mi chiedo se quell'esperienza (che comunque al livello politico si era dimostrata quasi fallimentare) potesse rivendicare non so, di tornare..magari invalidando le elezioni che si terranno tra una settimana..Fantascienza. In realtà anche se venissero scagionati tutti, quell'esperienza rimarrebbe conclusa in quella maniera. Probabilmente originerà un nuovo governo regionale Abruzzese tra pochi giorni, di diverso colore, come è (forse) giusto che sia. Mi chiedo se si possa cambiare, o comunque accelerare il cambiamento di un'amministrazione locale in questa maniera, a seguito di dichiarazioni di personaggi comunque chiacchierati e dalla dubbia attendibilità. Sia chiaro che non prendo le parti di nessuno ma cerco di fare un'analisi oggettiva di quello che è successo, a mente fredda, ora che siamo ormai lontani dal 14 luglio.
Ora lascio perdere la mia terra, che però in questi giorni è presa ad esempio da tutti i quotidiani, da quando si è ricominciato a parlare di "questione morale" nel PD. L'azione del Sindaco di Firenze (che reputo un pò avventata, se non altro perchè in periodo elettorale..ma tanto siamo una regione con meno abitanti del comune di Roma..) ha posto l'attenzione su un tema più ampio rispetto a quello del rapporto tra Politica, stampa e procure. Secondo me, si può tranquillamente parlare di un clima di attacco alla democrazia rappresentativa (parliamo di sindaci, e amministratori locali). Perchè infondo si tratta di persone che portano consenso lavorando forzatamente a contatto con i cittadini e che sono i primi a trattare, i primi a lottare sul fronte. Come sentenzia oggi il Senatore Tonini sul Messaggero "E' finito il partito dei Sindaci". Mai frase fu maggiormente efficace per giustificare il mio timore. Se si attaccano i Sindaci, gli amministratori, in questa maniera, è solo per una ragione; per fare un partito del leader. Un partito di nominati che sotto il controllo diretto del leader (che poi è quello che sta facendo anche Berlusconi che praticamente fa da Papà al candidato governatore della Regione Abruzzo Chiodi, e come sta facendo Di Pietro con il suo..anzi non è solo suo, pare sia di tutto il centrosinistra..non me ne sono accorto..) prende decisioni, mai in contrasto con il vertice. Un partito del leader non ha bisogno di popolo, solo di elettori, non ha bisogno di persone che elaborano pensieri, ma solo di ratificatori del pensiero del Capo. Non ha bisogno di personalità forti, riconoscibili, farebbero ombra al capo. Ecco perchè secondo me fanno paura gli amministratori, perchè sono l'ultimo baluardo (con i loro pregi ed i loro difetti) della rappresentatività. Questo attacco è cominciato e continua in maniera strisciante con la legge elettorale per le politiche, le liste bloccate. Fortunatamente c'è stato uno stop all'introduzione di questa metodica per le Europee. Chi parla non è un sostenitore della preferenza, che specie al sud è talvolta sinonimo di clientelismo e di altre situazioni poco edificanti. Sono un sostenitore delle primarie per le candidature e per le cariche apicali (segretario nazionale e regionale) di un partito. Certo, mi rendo conto che questo è più fattibile per le elezioni politiche (cn l'uninominale però), per le provinciali. Per le comunali e le regionali, la scelta può essere lasciata agli organismi previa una forte consultazione della base.
Potrei sembrare un complottista con queste teorizzazioni. In realtà mi limito all'esame del complesso delle cose che accadono e che stanno accadendo. Per questo, con onestà ammetto che sulle amministrazioni locali non metto la mano sul fuoco. Ci sarebbe bisogno, e su questo credo anche sindaci e amministratori sarebbero d'accordo, fatta salva la loro autonomia, di un maggiore controllo, esercitato magari attraverso linee programmatiche, o principi, che siano grosso modo rispettati in tutte le amministrazioni in cui il partito esprima il vertice dell'azione amministrativa. Ad esempio, rilanciare un piano sulle energie rinnovabili per diversi comuni, piuttosto che affidarsi ad iniziative isolate dei singoli. Fare in modo che l'azione del Sindaco di Bari sia in qualche modo in sincronia con quella del Sindaco di Genova, con le dovute differenze, e che entrambe siano esperienze trasparenti.
Insomma il succo della questione è: ci sono rimasti (e vediamo fino a quando) solo gli amministratori locali...io sarei per farli crescere e portarli al lavoro anche fuori dal loro ambito locale..forse per qualcuno è più comodo che stiano al loro posto, anzi magari neanche più quello.






permalink | inviato da emiliolonghi il 8/12/2008 alle 19:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
28 ottobre 2008
nè con la Gelmini nè con i Baroni

Sono ormai più di 10 giorni dall'ultimo post, ma il tempo che ho per scrivere non lo avevo da un pò...Tutta colpa di una simpatica ministra, che in collaborazione con 2 suoi colleghi sta cercando di smantellare l'università pubblica Italiana..a colpi di Decreti Legge. Cerco di entrare nel merito di questi provvedimenti, la maggior parte dei quali contenuti all'interno della legge finanziaria, soffermandomi maggiormente sull'università. Si costringono, di fatto, perchè c'è un forte taglio del F.F.O. (che per intendersi è il fondo di finanziamento ordinario, con cui le uni pagano praticamente tutto, compresi gli stipendi), le università a diventare Fondazioni di diritto privato. Questo porterà, oltre alla quasi sicura scomparsa delle rappresentanze studentesche, dei professori, dei ricercatori e del personale all'interno dei CdA delle università (con una inevitabile ricaduta sul controllo delle azioni svolte dall'amministrazione con soldi che continueranno comunque ad arrivare dalle tasse studentesche e, anche se in misura minore, dallo stato), anche una forte presenza (almeno in alcune facoltà) di interessi privati (aziende, altre fondazioni) nella gestione dell'università col risultato che potrebbero venire influenzate fortemente didattica e ricerca. Conseguentemente alla diminuzione del F.F.O. pari in 3 anni a 1440 milioni di euro, vi sarà un'inevitabile aumento delle tasse universitarie, in molti casi già molto alte. Tral'altro viene spontaneamente da chiedersi se sia giusto che un ente che diventerà di fatto privato, continui a prendere soldi dallo Stato, o ad esempio quale impresa sia intenzionata a finanziare un corso di studi in lettere antiche piuttosto che in scienze motorie.
Riguardo invece le misure introdotte da Brunetta, il blocco del turnover, vieterà, di fatto, a questa generazione di studenti, oltre alle future, la possibilità (già assai remota) di intraprendere una carriera universitaria, sia da ricercatore che, a cascata, da professore. Anche per l'insegnamento primario e secondario ci saranno problemi (ma quella è un'altra questione). Fin qui le mie obiezioni a questa che è tutt altro che una riforma. Non parlo per scelta di questioni come la chiusura (o accorpamento che fa più figo) delle scuole dei piccoli comuni..Una scelta drammatica che avrà come conseguenza uno spopolamento ancor maggiore di questi piccoli paesi, privati anche della scuola elementare.
Chi si oppone a questa "riforma" viene tacciato di essere manovrato dai Baroni, e di sbagliare obiettivo della protesta..Chi scrive non è assolutamente un conservatore, oppure uno che vuole che l'università italiana resti così com è. Tutt altro. Sono però consapevole che le colpe di intere generazioni di classe dirigente (ed anche politica) che hanno portato l'università italiana in queste condizioni drammatiche, non possono, e non devono ricadere su una generazione che nulla ha a che fare con tutto ciò, ma è destinata a pagarne le tremende conseguenze. I professori sono in esubero, gli ordinari sono troppi, anche i dipendenti sono troppi, non si scopre l'acqua calda, ma non è in questa maniera che si risolvono queste situazioni. E questa non è l'università pensata da Obama..In America la situazione è del tutto diversa. Esiste un diritto allo studio che funziona, lì non esistono gli idonei non assegnatari..E poi, spesso lì gli insegnanti sono Italiani (quindi forse la nostra università non forma proprio imbecilli o analfabeti), quelli a cui noi non riusciamo a dare cattedre e laboratori..oppure diamo un assegno di ricerca da 1000 euro al mese, tra poco neanche più quello!           


16 ottobre 2008
LA D’ANNUNZIO SI MOBILITA


Comunicato Stampa
16 ottobre 2008

Chieti, 16 ottobre 2008 – Anche all’Università d’Annunzio è iniziata la mobilitazione, scatenata
dalle recenti azioni messe in atto dal governo. In risposta alla legge 133/08, dei ministri Tremonti e Brunetta, e al decreto legge 137/08, del ministro Gelmini, gli studenti si sono costituiti in
Assemblea Permanente, con lo scopo di creare, all’interno dell’ateneo, un fronte di lotta comune,
attraverso la garanzia di una massima informazione, una presa di coscienza collettiva e una
partecipazione diretta della popolazione universitaria tutta.
In prima istanza l’Assemblea Permanente ha redatto una lettera aperta diretta al Senato
Accademico, nella quale si chiede che l’università prenda ufficialmente posizione in merito,
mantenendo la necessaria coerenza ove non venisse abrogata la legge 133.
L’Assemblea, partendo da questi presupposti, si impegna a creare un terreno di discussione dove
concordare, nelle prossime settimane, nuove soluzioni per rinsaldare e ristabilire le basi di
un’istruzione realmente pubblica.

POLITICA
10 ottobre 2008
Siamo tutti Rimandati (a novembre)

Non credo ci possa essere ormai limite al peggio...E' di oggi la decisione dei vertici del Partito Democratico di sospendere le Primarie dei Giovani Democratici e rimandarle a data da destinarsi (a questa punto di spera entro novembre)..Tutto questo avveniva a Roma, mentre nei territori si stavano decidendo seggi, candidature, addirittura con qualcuno che ha già buttato i suoi soldi in materiali pubblicitari. Sono sinceramente imbarazzato..questa mattina avevo anche sentito lo spot in radio..Altri soldi buttati...Tutto perchè 3 candidati segretari nazionali hanno richiesto altro tempo per fare campagna elettorale ed acquisire contributi soprattutto economici dal partito...Faccio semplicemente presente che i territori lavoravano già da tempo, con una struttura che non è certamente figlia di candidature estemporanee e dadaiste, che poco hanno a che fare con un'organizzazione seria e strutturata e, come al solito eravamo tutti pronti a fare gli straordinari perchè NOI li facciamo da anni.
Forse esagero ma la rabbia in me è molto forte..E' ormai l'ennesimo segnale di una leadership partitica che manca, e che non riesce a farsi valere neanche su un gruppetto di giovani..Manca autorevolezza e, a questo punto anche capacità nella gestione di tutto...Sinceramente io a questo punto sarei per non fare più le primarie, che sulle elezioni di un organizzazione giovanile mi sembravano già tra l'altro avere pochissimo senso. Forse la mia è una provocazione, ma scommetto che in tanti saranno d'accordo con me..Anche per dare una maggiore territorialità in senso federale dell'organizzazione.
Siamo bravi anche a costruirceli da soli i Giovani Democratici, lasciateci provare..

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"Siamo i figli di mezzo della storia, non abbiamo né uno scopo né un posto. Non abbiamo la grande guerra né la grande depressione. La nostra grande guerra è quella spirituale, la nostra grande depressione è la nostra vita."
Tyler Durden-Fight Club



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