il mio intervento (mancato) all'assemblea regionale dei Giovani Democratici Abruzzo
Ho tagliato l'introduzione per ovvi motivi, a braccio avrei approfondito alcune parti..
Lasciatemi auspicare che questa sia la prima di tante boccate d’aria fresca per il Partito Democratico, in Abruzzo, come in Italia. Ne abbiamo davvero bisogno. La sequela di eventi che hanno, senza dubbio, minato la costruzione e la nascita di questo partito, dalla caduta del Governo Prodi alle recenti questioni giudiziarie è stata impressionante. In Abruzzo abbiamo vissuto il tutto in maniera amplificata, e ancora più drammatica. E’ caduto un governo Regionale, per accuse formulate da un corruttore che nel frattempo ha salvato il suo impero, scientemente evitato di pagare stipendi, e nulla paga di tutto quello che è successo. Accuse gravi, ma con molte ombre, sulle quali la magistratura, il cui compito non è in discussione, è bene faccia piena e soprattutto rapida luce. Accuse cui il partito, nella sua interezza, ha risposto in maniera balbettante, incerta ed in alcune situazioni con alcuni dei suoi uomini, anche con atteggiamenti di dubbio gusto, su cui si potrebbe discutere per ore. Poi l'infausto esito elettorale, figlio di un accordo mai nato, figlio di imposizioni e di alleati che accusavano un partito e la sua gente delle peggiori azioni, provocando come unico risultato, ancor prima di una sconfitta, un drastico calo dell'affluenza alle urne a simboleggiare un' evidente disaffezione dei cittadini verso la politica. Abbiamo consegnato l'Abruzzo alla destra, come forse poteva anche starci, ma lo abbiamo fatto senza rivendicare nulla di quello, anche se poco, che era stato fatto, con un candidato presidente senza un minimo progetto innovativo, senza proporre nulla ai cittadini abruzzesi.
Un candidato presidente che ha parlato solo di legalità fine a se stessa, e che non ha fatto una battaglia per vincere. Ha fatto una battaglia solo per battere il PD e rivendicare questa eventuale vittoria in un'ottica nazionale di alleanze. Fortunatamente lo abbiamo in parte evitato. Ma dobbiamo riflettere su questo dato elettorale. Perchè riflette la mancanza di organizzazione al livello nazionale, ed a cascata su tutti i livelli più bassi. La mancanza, o l’incapacità di gestione della forza del partito, che risiede nei militanti, nei dirigenti e negli amministratori. Paradossalmente, ad un’attenta analisi del voto, magari più cruda rispetto agli sfogatoi a cui sono stati ultimamente ridotti gli organismi, è facile analizzare come a tradirci nelle urne non sia stato solo l’elettorato d’opinione, che ha virato su un voto di protesta o sulla non partecipazione, cosa che peraltro poteva essere pienamente prevista. In queste regionali abbiamo visto infatti, una grandissima quantità di voti “in libera uscita”, anche da parte di dirigenti, nelle varie realtà locali, siano esse grandi o piccole a causa probabilmente sia di liste non completamente rappresentative che di una mancata coesione, dell'assenza della creazione di una comunità. Una comunità chiamata a stare sempre dalla stessa parte, e che non può dividersi, ad esempio nei piccoli comuni, in cui dirigenti locali del Partito sono in maggioranza con il centrodestra. Non è più possibile.
Non è utile dire di volere un partito privo di capibastone, senza preoccuparsi delle dirigenze locali, troppo spesso improvvisate e forse non adeguate o abituate alla gestione di un partito tanto grande e di tutti i suoi uomini. Se c'è organizzazione, non ci sono i capibastone, più volte evocati dal nostro segretario. I capibastone nascono dove manca la politica, attecchiscono in mancanza di controllo dell'organizzazione sui livelli locali. A questo spero possa servire il commissariamento, anche in Abruzzo. E su questo, credo che da domani, dovremmo essere disponibili a collaborare col commissario.
A completare il quadro Abruzzese, la situazione venutasi a creare a Pescara. Che però ha visto una reazione pronta del partito locale e dei cittadini, forse anche a causa del più stretto legame che c'è tra una città ed un Sindaco, quale è stato Luciano D'alfonso che ha cambiato il volto di questa città.
Davanti a tutto questo, probabilmente ci sarebbe solo da scoraggiarsi. Ma qui, oggi, dobbiamo mettere in piedi un'organizzazione giovanile pronta da subito ad affrontare qualsiasi ostacolo. Dobbiamo strutturarci in maniera radicale sul territorio, e non solo a parole. Ognuno di noi dovrà sentirsi partecipe di un progetto. E dovrà sapere, quando sarà al lavoro nel suo territorio che, in ogni zona dell’Abruzzo, dalle aree interne alla cosa ci sarà qualcuno che sta lavorando per quello stesso progetto. Dovremo fare innovazioni programmatiche e organizzative, sfidare il partito ad avere più coraggio. Essere pungolo continuo di un governo Regionale che sta nascendo ricco di personalità inadeguate a coprire qualsiasi compito amministrativo. Informare, collaborare con chiunque voglia starci a sentire. Proporre, e magari riuscire ad eleggere, candidati in tutto l'Abruzzo. Candidati che non saranno mai soli, ma appoggiati dall'intera organizzazione. Lavorare nelle università, nelle scuole, mettere a rete le esperienze, le competenze di ognuno di noi. Aprire un dialogo vero, non retorico o demagogico con i ragazzi che hanno preferito o hanno dovuto percorrere immediatamente la strada del lavoro. Senza essere solo sindacato, ma riuscendoci a porre comunque come interlocutori credibili e rappresentativi anche di quelle istanze. Aumentando e ricompensando quell'apertura di credito che ci hanno fatto quei circa 8000 ragazzi abruzzesi che hanno votato alle primarie. Quelle primarie che, nonostante le polemiche, hanno dimostrato una capacità organizzativa che credo nessun movimento o organizzazione giovanile italiana possa avere. Quelle primarie per cui ci siamo autotassati per le schede, per cui non abbiamo avuto un euro per la pubblicità, per cui siamo spesso stati lasciati soli. Quelle primarie passate ancor di più in sordina, e che hanno corso il rischio di diventare merce di scambio per le primarie regionali che si sarebbero tenute 2 giorni dopo. Lo abbiamo fatto lo stesso, perchè crediamo nella politica, crediamo in un tipo di politica che non è quello della demagogia dei Berlusconi e dei Di Pietro, ma una politica seria, che dia risposte, non slogan alle persone. Una politica che si fa tutti i giorni, sul campo, non solo in periodo elettorale. Una politica che si fa per portare a compimento idee e progetti, non per abbattere i partiti alleati. Una politica che non esulta quando qualcuno viene arrestato o va in galera, che ripudia l'uso della magistratura a fini politici. Che rispetta l'avversario ma ne sottolinea fortemente gli errori e le mancanze.
E' questa la politica che vogliamo far vincere ed io sono sicuro che noi Giovani Democratici saremo pienamente in grado di farlo.